Più tempo porta più felicità: stop all’attivismo inutile

Se dicessimo che avere più tempo influenza la felicità, cosa pensereste? Numerosi studi degli ultimi anni confermano che il nostro benessere e, più in generale, la nostra esistenza, sono profondamente toccati dall’accelerazione che stiamo innegabilmente subendo sotto più punti di vista.

La problematica comune è che il tempo sembra mancare sempre di più, causando pressioni e stress alle persone che non riescono a fare tutto ciò che vorrebbero (pensiamo ad una città come Milano, tipico modello di spazio in espansione, ma dove gran parte degli abitanti faticano a godere delle opportunità che li circondano perché schiacciati dalla frenesia e dalla mancanza di più tempo libero).
Tra le cause di questa condizione vi è il multitasking, la tendenza a fare sempre più cose contemporaneamente, a rimanere sempre connessi, perché ogni momento è utile per svolgere un’attività, qualunque essa sia.
Il rovescio della medaglia di cui non ci rendiamo conto, però, è che la nostra voglia di onnipotenza ci fa consumare molte più energie, perdendo il piacere del vivere, arrancando dietro corse contro il tempo.
Nessun equilibrio, nessuna stabilità, solo ansia del vivere.

La verità sul tempo

La tecnologia di per sé può essere molto utile: può aiutarci a portare a termine compiti e attività più velocemente, risparmiando tempo da poter impiegare in altro. Sfortunatamente, il guaio è che permettiamo a quella stessa tecnologia di invadere anche il tempo potenzialmente libero.
La verità, quindi, è che lo stress avvertito non è causato dell’eccessiva presenza di device, ma dall’uso che decidiamo di farne.
Certamente, la fase storica che stiamo vivendo non aiuta: in questi anni vige il concetto che più lavoriamo, più sembriamo impegnati, per cui una persona è definita in base alla quantità di lavoro che svolge, e non alla sua qualità.
Ma riflettiamo un momento: senza voler tornare all’idea aristotelica secondo la quale l’uomo rifuggiva il lavoro e dedicava tempo a se stesso e all’otium creativo, oggi siamo circondati da mezzi che potrebbero liberarci da alcune incombenze materiali che ci fanno perdere tempo ed energia, ma la paura di fermarci crea in noi un forte disagio nei confronti della società.
È per questo motivo che servirebbe un’azione collettiva, esattamente come sta accadendo in altre realtà.

Più tempo uguale più felicità?

La tedesca Volkswagen, per esempio, ha messo a punto un sistema che blocca le email di lavoro nei weekend e le elimina totalmente nei periodi in cui si è in vacanza.
O ancora, nel reparto di Pronto Soccorso della Scuola di Medicina di Stanford (California), in cambio delle ore di lavoro extra, i medici non ricevono denaro, ma servizi utili (pulizia della casa, pasti, lavanderia). Questo fa sì che si eviti il burnout, e che le persone lavorino più serenamente. Non sono i soldi, quindi, a determinare la loro felicità, bensì il tempo che risparmiano non dovendo svolgere incombenze, dedicandolo invece a loro stessi.
Va da sé dire che si tratta di un principio applicabile solo a chi possiede un’occupazione tale da poter accettare servizi al posto di denaro, e che in Italia l’emergenza prioritaria da gestire è la disoccupazione.

“Comprare” più tempo, se così si può dire, ci rende più felici, e in un’epoca caratterizzata dalla corsa costante verso non si sa bene cosa, forse non sarebbe male incanalare quelle energie in una vita che favorisca il nostro benessere personale.

 

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