Occupazione: scenari del futuro e lavoro automatizzato

Si parla spesso di occupazione, e ancora più spesso di come questa si evolverà negli scenari del futuro.

Martin Ford, “futurologo” e imprenditore della Silicon Valley, ha già previsto che ci sarà una richiesta di lavoro sempre minore nel mondo, e che in futuro alcune persone rimarranno indietro in maniera preoccupante.
Il panorama dell’occupazione continuerà a richiedere skills tipicamente umane non sostituibili, almeno al momento, dalle tecnologie, come la creatività, la capacità di interagire con gli altri, il problem solving, l’empatia. Questo vuol dire che per i prossimi 10-20 anni i settori di servizi alla persona dovrebbero essere un po’ più al sicuro rispetto ad altri.
Perché pensiamoci: oggi i robot sono capaci di comporre sinfonie, dipingere quadri, portare a termine compiti indicati… quanto tempo si impiegherà per elaborare algoritmi che li rendano totalmente capaci di rapportarsi in autonomia con gli esseri umani?
Certo, questa non è la prima trasformazione della storia alla quale andiamo incontro, ma a differenza del passato la velocità del progresso è aumentata notevolmente. Studi che una volta si impiegava anni a portare avanti, adesso conducono a scoperte che si susseguono a ritmi vertiginosi. Le macchine, dal canto loro, aumentano le loro capacità cognitive, di apprendimento e di decision making. Ed esattamente come accadde con l’elettricità, la tecnologia è ormai entrata nella nostra quotidianità, in ogni settore produttivo, nelle case e negli uffici, diventando praticamente indispensabile.
Onestamente, riusciremmo ad immaginare, adesso, la nostra vita senza tecnologia?

Parlando di occupazione, ricordiamo che esistono da anni macchine che sostituiscono le braccia dell’uomo sul posto di lavoro: pensiamo al carico e scarico delle merci, all’assemblaggio di pezzi, alle catene di montaggio, e così via. Macchine perfettamente integrate nel mercato del lavoro che, a differenza nostra, non hanno bisogno di fare pause, non hanno pretese, fanno ciò che sono programmate per fare. Il rovescio della medaglia è che queste non tornano a casa, non comprano, non mangiano, non vanno in vacanza e, in sostanza, non contribuiscono al ciclo economico come farebbe un essere umano.
La parte più controversa è che, secondo un rapporto McKinsey, quando le tecnologie correntemente sviluppate si saranno diffuse su scala globale, il 49% dei lavori attualmente svolti potranno essere automatizzati. Niente più uomini per quasi la metà delle occupazioni esistenti.
E non siamo certo privi di esempi attuali:
Ross è il primo robot ad essere stato elaborato per la comprensione delle cause legali. Gli si pongono le domande in inglese semplice, come si farebbe con un collega, poi lui passa in rassegna l’intero corpus legale e dà una risposta contenente una citazione e letture a tema a partire dalle leggi, dai precedenti legali e dalle fonti secondarie per fornire l’input da cui partire;
Star è il robot che può effettuare operazioni chirurgiche in assoluta autonomia;
Wordsmith è un algoritmo capace di scrivere da solo, attualmente usato per scrivere breaking news, report politici, finanziari e sportivi, e annunci immobiliari;
Otonaroid è il primo conduttore robot di telegiornali, del tutto somigliante ad un essere umano, capace di leggere le notizie e di interagire con il mondo umano intorno a lui.
Allo stesso tempo ci sono anche aspetti positivi relativi al progresso delle macchine: primo fra tutti è che la nostra capacità di risolvere problemi aumenterebbe enormemente, perché le macchine potenziano il cervello umano. Inoltre, permetterebbero di lavorare meno ore, concedendo all’uomo più tempo libero.
Questa realtà dei fatti ci pone davanti alla grande sfida di gestire le trasformazioni attuali, cercando di non subirle passivamente.

“Non suggerirei mai di evitare il progresso e restare fermi al vecchio. Bisogna però riqualificare il massimo numero di persone affinché possano lavorare con le nuove tecnologie, e non ignorare la verità: ci saranno via via meno lavori, e bisognerà prendersi cura delle persone che inevitabilmente resteranno indietro.” – M. Ford

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