Lavoro e social media: l’invasione del web nelle nostre vite

Il nostro rapporto con i social media, se lo analizziamo con attenzione, può essere ampiamente definito come conflittuale, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.

Andiamo più a fondo nella questione, e analizziamo il rapporto che intercorre tra l’uso dei social media nella sfera privata e in ambito lavorativo.
Crediamo che lo smartphone sia al nostro servizio, ma la realtà è che siamo noi a dipendere da lui, perché ci serve a confermare una certa immagine di noi stessi e a sopportare noia, solitudine e stress.
Il risultato è che apparentemente le distanze tra un individuo e l’altro si riducono sempre di più, ma non consentono in alcun modo alle persone di conoscersi nella loro rispettiva complessità. Anzi, spesso l’altro viene messo da parte di fronte ad un egocentrismo sempre crescente, che lascia spazio a rabbia, violenze, superamento dei limiti. E non possiamo che incolpare noi stessi per questo.
Il pensiero che il progresso tecnologico sia un beneficio sotto ogni punto di vista, quindi, viene meno, perché lascia intravedere una certa perdita dei valori, soprattutto tra Millennials, Centennials e generazione Z, tra i quali vi è spesso mancanza di empatia e di ascolto.

E le conseguenze sul lavoro?

Quando parliamo di mancanza di empatia, il pensiero deve andare anche e soprattutto ai luoghi di lavoro, dove il successo dell’azienda dipende in gran parte dai rapporti che intercorrono tra i collaboratori. Il risultato dell’eccesso tecnologico porta spesso ad una mancanza di capacità comunicative riscontrabili, per esempio, nelle email, nelle quali non si saluta, non ci si presenta, e si procede direttamente con la richiesta, come se a leggerci dall’altra parte non fosse una persona.

Social media e smartworking

La maggior parte del lavoratori che prediligono lo smartworking, lo fanno per evitare lo stress durante gli spostamenti casa-ufficio, così come per migliorare il proprio equilibrio tra vita privata e professionale. Ma questo lavoro agile nasconde anche alcuni lati negativi, come la facilità di distrazione da quello che si sta facendo (le persone tendono a staccare per andare sui social network, a fare telefonate personali, a sbrigare faccende domestiche), un crescente senso di isolamento, uno sforzo maggiore nel programmare le proprie attività.
L’invasione della tecnologia e di tutti i suoi prodotti nelle nostre vite, in sostanza, accresce anche lo scetticismo dei datori di lavoro, che non si limitano a “sbirciare” nelle vite dei propri collaboratori, ma vanno anche alla ricerca di mezzi per tenerli sotto controllo sia in azienda che a distanza (attraverso specifica video sorveglianza nel primo caso e sistemi di tracking nel secondo), assicurandosi che svolgano il proprio lavoro in modo adeguato.

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