Essere felici sul lavoro conta

È una credenza comune che per avere successo non bisogna essere felici sul posto di lavoro né bisogna andare necessariamente d’accordo con i colleghi o condividere i loro valori. “Il lavoro non è una cosa personale”, il pensiero più diffuso. Non c’è niente di più falso.

 

Una ricerca americana su dozzine di aziende e centinaia di persone indica un’evidenza: le persone felici sono i lavoratori migliori. Infatti, chi è coinvolto nel proprio lavoro e con i propri colleghi lavora più duramente – e più intelligentemente.

 

In verità, non molte persone sono “emotivamente e intellettualmente devote” alle proprie organizzazioni. Troppi non si curano neanche di ciò che accade attorno a loro. Per loro il mercoledì rappresenta il giorno che segna la seconda metà della settimana e lavorano giusto per arrivare al venerdì. E non solo: quasi un dipendente su cinque è attivamente disimpegnato. Queste persone sabotano i progetti, tradiscono i colleghi e in generale creano scompiglio nei loro ambienti di lavoro.

 

Una ricerca Gallup evidenzia anche che il coinvolgimento dei dipendenti è rimasto ampiamente costante negli anni nonostante gli alti e bassi economici. Spaventoso: non siamo coinvolti nel lavoro e non lo siamo da molto tempo.

 

Lavorare con persone infelici e che non si impegnano non dà molto valore e impatta in modo profondamente negativo sulle nostre aziende – e sulla nostra economia. È addirittura peggio quando sono i leader a essere distaccati perché contagiano gli altri con la loro attitudine. Le loro emozioni e la loro mentalità impattano in modo incisivo sugli umori e sulle performance degli altri. Dopo tutto, le nostre percezioni sono collegate a cosa e come pensiamo. In altre parole, il pensiero influenza l’emozione e l’emozione influenza il pensiero.

 

La scienza del cervello e le ricerche neurologiche stanno sfatando i vecchi miti: sul lavoro le emozioni contano, la felicità è importante. Ci sono chiari collegamenti neurologici tra sentimenti, pensieri e azioni. Quando siamo in preda a delle forti emozioni negative, è come avere i paraocchi. Ci focalizziamo maggiormente – a volte solo – sulla fonte della sofferenza. Non processiamo le informazioni né pensiamo in modo creativo e soprattutto non prendiamo buone decisioni. La frustrazione, la rabbia e lo stress sono la maggior causa che ci spinge a “chiudere bottega”. Il distacco è una naturale risposta neurologica e psicologica alle pervasive emozioni negative.

Tuttavia non dobbiamo fare attenzione soltanto alle emozioni negative. Le emozioni estremamente positive hanno lo stesso effetto: alcuni studi mostrano che troppa felicità può rendere meno creativi e innestare comportamenti più rischiosi.

 

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Strumenti semplici e di qualità che permettono alle persone di vivere i propri valori anche sul lavoro e ai leader di creare un ambiente dove queste possono crescere bene.

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