La diversità come risorsa: perché sempre più aziende scelgono il Diversity Management

Lo scorso maggio, a Milano, si sono tenuti i Diversity Media Awards 2018, i premi per i migliori contenuti media sui temi legati alla diversità, assegnati da un voto popolare.
Sono state analizzate le produzioni televisive, radiofoniche, cinematografiche e web del 2017, per individuare chi ha meglio rappresentato storie riconducibili al mondo LGBT, andando oltre il “politically correct”, e fornendo un quadro realistico su quella che è la realtà dei diritti di singoli, famiglie allargate, nuova genitorialità e così via.
Inoltre, a giugno si è tenuto il Diversity Day, un vero e proprio Career Day dedicato alle persone con disabilità, per fornire loro consigli pratici sull’entrata nel mondo del lavoro, oltre che opportunità concrete nelle aziende partecipanti alla giornata.
Questo lascerebbe trasparire che gli italiani sembrano essere piuttosto sensibili al tema della diversità in tutte le sue forme, dall’etnia alle caratteristiche fisiche o intellettive, dal genere all’orientamento sessuale, ecc.

E guardando alle aziende, quali risultati sono particolarmente interessanti?

Secondo il Diversity Brand Index, ben l’80% della popolazione sceglie marchi inclusivi. Per questo, un brand che dimostra il proprio impegno sulla questione diversity fidelizza maggiormente le persone, alimenta un passaparola positivo, e migliora la crescita aziendale generale.
Le aziende hanno una precisa responsabilità sociale per quanto riguarda l’inclusione, che funge da punto di incontro tra questioni etiche e business, abbatte le discriminazioni e genera valore.
Promuovere l’inclusione di genere, di abilità, di provenienza, di orientamento sessuale o religioso è un bene per le organizzazioni: in questo modo l’impresa si dimostra innovativa e al passo con i tempi, e soprattutto valorizza tutti i talenti presenti al suo interno.

Il Manager delle diversità

Il primo vero Diversity Manager in Italia può essere considerato Fabio Galluccio, che nel 1980 lavorava in Telecom (ancora Sip) come Manager per il Welfare.
Da allora, all’interno delle grandi aziende è stata posta sempre maggiore attenzione alle diversità, di qualunque tipo esse fossero, tanto da dedicarvi specifici team che si occupassero di valorizzarle attraverso progetti pratici e campagne di sensibilizzazione.
La persona dedicata al Diversity Management è quasi sempre già interna all’azienda, si tratta di qualcuno che ricopre un ruolo legato alle risorse umane o alla responsabilità sociale. Il suo scopo primario è proprio l’inclusione: tutela le diversità di abilità, di orientamento sessuale, di genere, di religione, di etnia.

Perché puntare sulla diversity

La diversità in azienda non è da considerarsi un plus, ma un valore fondamentale su cui basare tutta la struttura organizzativa, per almeno tre motivi:

  • i team misti hanno una marcia in più, anticipano i bisogni dei clienti e vi trovano le soluzioni più adeguate;
  • la diversità porta inevitabilmente innovazione;
  • perché l’azienda abbia successo, è necessario lasciare il giusto spazio a tutti, valorizzandone il talento, senza distinzione di sesso, età, etnia o orientamento sessuale.

Le aziende, ripetiamo, svolgono un ruolo sociale importantissimo, perché è la cultura della diversità a rappresentare la base per il nostro futuro.
Creare fin da ora ambienti aperti, stimolanti, che sviluppino l’accettazione e l’integrazione reciproche, farà sì che le politiche delle risorse umane contribuiscano attivamente ad un grande patrimonio futuro di talenti e competenze.

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