Cambiamento: qual è il giusto approccio?

Ogni nuovo anno è accompagnato, per molti di noi, da una forte ventata di cambiamento, forse atteso, magari sperato o anche totalmente inaspettato. Per questo motivo, abbiamo pensato di dedicare il mese di gennaio al tema del cambiamento nel mondo del lavoro.

Ci saremo certamente accorti che ogni azienda è quasi costantemente sottoposta a cambiamenti. Che si tratti della rielaborazione di processi interni e procedure, o della ristrutturazione di team e dipartimenti, o ancora di fusioni o acquisizioni, sapersi adattare per affrontare al meglio il cambiamento in atto è indispensabile per il successo aziendale a lungo termine.
Ma cos’è, dunque, a creare quella resistenza al cambiamento che spesso contraddistingue i nostri ambienti di lavoro? La ragione più plausibile potrebbe essere che le persone tendono a custodire gelosamente il proprio bagaglio di esperienze maturate nel tempo, il che le rende ostili nei confronti di qualcosa di diverso da quello cui sono abituate. La difficoltà, infatti, è uscire dalla propria zona di comfort, perché è più facile agire per abitudini consolidate che percorrere strade nuove.

Davanti ad un cambiamento, le persone tendono a reagire in tre modi distinti. Possono dividersi in:

  1. INNOVATORI
    Motivati al cambiamento, lo supportano e possono influenzare anche le altre persone ad avere un atteggiamento proattivo.
  1. INCERTI
    Richiedono maggior tempo e più attenzioni in momenti di cambiamento. La loro scelta di supportarlo o meno sarà influenzata dal modo in cui il processo viene gestito in azienda.
  1. RESISTENTI
    Non sono disposti a cambiare. Cercheranno una via d’uscita per aggirare l’ostacolo (per es. cambiando lavoro, posizione, etc).

Un fattore da non sottovalutare, è il ruolo che giocano i Manager d’azienda in contesti di trasformazione. Dagli studi condotti da John Kotter, professore alla Harvard Business School che ha seguito l’evoluzione del cambiamento in più di 100 aziende per 10 anni, è risultato che circa il 70% delle iniziative relative al cambiamento hanno fallito. E ciò è accaduto perché molti dei Leader promotori del cambiamento non prendevano più di tanto in considerazione quella che era la parte, per così dire, più emotiva e umana delle persone coinvolte.
Questo rende palese che, in relazione ad un cambiamento di larga scala o meno, vi debbano essere persone affidabili e adatte a promuoverlo e a potarlo avanti, affinché esso abbia successo.
Certo, i Manager non possono controllare il comportamento dei propri collaboratori di fronte al cambiamento, perché è il singolo a dover scegliere il modo migliore per affrontarlo, ma possono costituire una grande spinta motivazionale per loro.
Tutto questo premettendo che l’organizzazione deve già avere chiare le ragioni che portano ad una svolta, oltre che i rischi nei quali potrebbe incorrere.
In che modo affrontare, quindi, i cambiamenti aziendali nella giusta maniera?
Per prima cosa è necessario lavorare CON il cambiamento, e non PER esso.
Le aziende devono poter usare un modello organizzativo basato sul coinvolgimento delle persone, facendo in modo che ognuna possa fornire un proprio contributo al progresso. L’approccio del singolo, poi, deve essere positivo e proattivo: cosa posso fare in pratica? Posso agire sul mio comportamento? E se si, in che modo?

Cambiare è un fatto reale e concreto, non può essere ignorato. La scelta migliore che ognuno può fare per se stesso è quella di cavalcarlo e trarne il meglio.

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