Benessere del lavoratore: quanto si riflette sul successo dell’azienda?

E se ci proponessero il giorno lavorativo di sei ore invece che di otto?
Nel comune di Göteborg, in Svezia, è stata una questione discussa, e messa in pratica, già da diverso tempo.

Un primo esempio? Nell’amministrazione comunale della città ci sono stati risultati sorprendenti: fin da subito si sono potute osservare maggiore concentrazione e disciplina, e in seguito anche più dedizione e attenzione alle singole attività, meno errori a causa dell’eccessivo stress, e più soddisfazione sui risultati portati a casa.
E oltre dieci anni prima, la stessa idea era venuta alla Toyota, con sede sempre a Göteborg, che passando alle sei ore lavorative al giorno, ha avuto un più basso tasso di avvicendamenti tra i lavoratori e un incremento di utili.
O ancora abbiamo l’esempio di Filimundus, uno sviluppatore di applicazioni con base a Stoccolma. “Le otto ore lavorative non sono poi così efficaci come si pensa”, sostiene Linus Feldt, l’amministratore delegato della società. “Rimanere fissi su uno stesso lavoro per otto ore è difficile. Per riuscirci, siamo soliti intervallare il lavoro con pause. E al tempo stesso facciamo fatica a gestire la nostra vita privata fuori dall’ufficio”.
Le organizzazioni che decidono di adottare questa modalità lavorativa, non badano solo all’aumento della loro produttività, ma anche alla cura delle persone che lavorano all’interno dell’azienda, e che passano lì gran parte del loro tempo.
“Coccolare” i collaboratori, con tutti i limiti del caso, e permettere loro di trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro, riduce lo stress, rende più sereni e porta a svolgere il lavoro al meglio delle proprie potenzialità.

In passato non si pensava troppo al fatto che risultati raggiunti sul lavoro e benessere della persona (che fosse fisico, mentale o emotivo) potessero essere interconnessi, ma adesso una quantità sempre maggiore di aziende se ne sta rendendo conto, e sta adottando iniziative per il benessere delle proprie risorse sul posto di lavoro.
Questo perché sono le persone a fare l’organizzazione, e se non si sentono a proprio agio, allora la stessa azienda è destinata prima o poi ad affondare. È necessario assicurare loro non solo gli strumenti giusti per il lavoro che fanno, ma anche le condizioni più idonee per svolgerlo in maniera produttiva ed efficace.
Pensiamo ad un’automobile: per poter viaggiare come ci si aspetta, essa deve necessariamente avere quattro pneumatici, in buone condizioni ed equilibrati tra loro. Se ne viene a mancare qualcuna, o se le condizioni non sono idonee, il viaggio sarà impossibilitato, diventerà rumoroso, lento e scomodo.
La stessa cosa vale per le risorse umane: le persone tendono di natura a portarsi sulle spalle i loro disagi, il che potrebbe ostacolare la loro performance sul lavoro.
Ma se la persona si trova in un ambiente lavorativo per lei appagante, allora la sua energia e la sua motivazione saranno tali da portare risultati ottimali, nonostante il contesto al di fuori dell’ufficio. Esattamente come i quattro pneumatici per l’auto, anche alle persone servono questi elementi fondamentali per lavorare bene. È ragionevole, quindi, sostenere che il benessere dei collaboratori influisca sul benessere dell’intera azienda.
Saranno comunque necessari più tempo e più casi aziendali per capire se il giorno lavorativo di sei ore sia un capriccio o una moda del momento oppure possa essere il futuro che ci attende.

Le aziende che desiderano sviluppare e incanalare adeguatamente il potenziale umano hanno molteplici modi per farlo, non solo accorciando i tempi lavorativi. Per esempio possono misurare i livelli di stress del loro personale per determinare il miglior modo d’azione per aiutarli a trovare più equilibrio. O ancora, scoprendo i comportamenti e le motivazioni trainanti ogni persona, si può ottenere una visione inaspettata di come esse amino lavorare e di cosa le soddisfi nel quotidiano.

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